domenica 11 marzo 2012

Cuba: Luna di Miele

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Con atteggiamento bullesco gli amici continuavano a ripetere al neosposo: “andare a Cuba per il viaggio di nozze è come partire per l’Oktober Fest con la birra sotto il braccio…”. Nonostante i commenti di chi sotto sotto ci invidiava, abbiamo scelto proprio questa magnifica terra per la nostra Luna di Miele. Tante le suggestioni che ci calamitavano verso questo paese, la storia, la cultura della musica e del ballo, il mare paradisiaco, il calore della gente del luogo e, non ultimo, la curiosità per il modello politico che permane dagli anni 60.
Hotel Florida, patio
La prima tappa del nostro itinerario è La Havana, dove ci fermiamo per 3 notti all’Hotel  Florida in calle Obispo, nel cuore della città vecchia. L’atmosfera dell’hotel è affascinante. Il patio centrale, in puro stile coloniale, richiama alla mente immagini e suggestioni di pellicole e romanzi.  La posizione della struttura fa dell’hotel un “pied à terre” ideale per visitare il centro storico. Oltrepassando il portone ci si trova catapultati nella vita pulsante della città. Alla nostra prima uscita, mentre indugiamo sulla direzione da prendere, Miguel, studente locale, si improvvisa nostra guida turistica per la città. Accettiamo di buon grado per la simpatia del ragazzo e per la voglia di entrare in contatto con la gente del luogo. Miguel ci accompagna...

attraverso uno stimolante "Habana tour" che passa per luoghi tipici e  noti come l’Ambos Mundo (hotel famoso per aver ospitato a lungo Hernest Hamingway),  la Farmacia più antica dell’Avana, la Bodeguita del Medio(bar/ristorante storicamente frequentato da personaggi famosi del passato, da Saldador Allende a Pablo Neruda, allo stesso Hamingway), e ancora il locale dove suonarono i Buena Vista Social Club (d’obbligo la firma sulla parete, a trovare spazio fra le firme di migliaia di avventori) e qui ci fermiamo per una sosta a rinfrescarci con un inebriante Mojito.



La nostra escursione procede quindi in taxi. Miguel e l’amico tassista ci conducono attraverso le varie arterie dell’Avana moderna fino in Plaza del la Revolucion, passando davanti al Capitolio Nacional e attraversando il caratteristico Malecon, il pittoresco lungomare che come pochi altri luoghi caratterizza la capitale. Com’era prevedibile il giro in taxi ci costa qualcosa in più rispetto ai prezzi locali, ma ne è valsa comunque la pena. La sera ci soffermiamo nella piazza della cattedrale sorseggiando un ennesimo cocktail e godendo della vista di quello splendido esempio di arte barocca che è la cattedrale di San Cristobal. L’atmosfera è particolarmente suggestiva e vivace, sempre accompagnata da musica e risate.

Daquiri e Mojito sullo sfonfo della cattedrale di San Cristobal

Il mattino seguente noleggiamo un “coche” e da qui comincia l’avventura vera, niente prenotazioni, niente programmi, partiamo alla scoperta del territorio.
La prima tappa è Varadero, nota località turistica, e subito rimaniamo accecati dall’azzurro del mare che lambisce chilometri di arenile di un bianco smagliante.

Varadero
Ci fermiamo accaldati a mangiare "langosta" e la squisitezza dell’aragosta ci induce ad ordinarne subito un’altra porzione…
Langosta
A Varadero troviamo da alloggiare presso uno dei tanti hotel affacciati sulla spiaggia che propongono  la ormai diffusa formula “all inclusive” che può essere deleteria, in quanto a conseguenze, per la quantità di cibo che si riesce ad ingurgirtare…
Dopo un paio di notti ripartiamo, la nostra destinazione questa volta è Cienfuegos, ma sulla strada ci fermiamo a visitare la graziosa cittadina di Cardenas e qui, finalmente, si comincia a godere delle atmosfere più caratteristiche.  Sulle strade si alternano vecchie automobili americane, sidecar, taxi trainati dalle due ruote, carrozze e carretti a cavallo. Gli abitanti attraversano con aria indifferente la strada, reggendo con  mano ferma  delle torte decoratissime. Le basse abitazioni colorate ornano  il centro  di un’atmosfera festante sotto il caldo sole caraibico.  

Cardenas
Proseguiamo il nostro viaggio in direzione Cienfuegos, le strade risultano un po’ “arrangiate” ma sicuramente pittoresche. Ci troviamo a percorrere un tratto di autostrada (autopista) dove improvvisamente appare dal nulla un dare la precedenza per passaggio treno, con tanto di binario che taglia di netto la strada. Rallentiamo, per fortuna il traffico è scarso, controlliamo rigorosamente da entrambi i lati e ripartiamo. Dopo qualche chilometro l’autopista tutto d’un tratto si interrompe e ci ritroviamo a correre su strada sterrata a velocità autostradale …  


In qualche modo arriviamo a Cienfuegos. La città sorge in fondo ad una baia, all'ingresso della quale si trova la fortezza di Jagua, che fu costruita come protezione dai pirati dei Caraibi. La nostra meta a Cienfuegos è l’abitazione di Aristide, nonno di un amico cubano che vive in Italia, che dà ospitalità nella propria casa insieme alla moglie Lourdes. Troviamo facilmente l’abitazione, nella zona lo conoscono tutti come Ciccio Martinez. E proprio con un Ciccio Martinez special ci dà il benvenuto Aristide, permettendoci di dissetarci con la sua specialità a base di rum, zucchero di canna e succo fresco di limone… rigenerante.
Il pomeriggio lo dedichiamo alla visita della città. La città è grande e accogliente e merita sicuramente un tour alla scoperta di suggestivi monumenti e strade dense di storia.


Cienfuegos
Il mattino seguente si riparte alla volta di Trinidad. Indicazioni e cartelli stradali non sono contemplati, ma la gente del luogo è disponibilissima ad illustrarti la via da seguire, anzi ti conduce direttamente a destinazione con tanto di consegna a domicilio, è il loro modo di chiedere un passaggio. Ed è così che conosciamo Juan, un ragazzo molto in gamba che lavora come centralinista al pronto intervento, rispondendo in prima linea alle chiamate per soccorso ambulanza. Contemporaneamente Juan studia, come praticamente tutti i cubani, presso l’università statale.  Durante il tragitto bombardiamo letteralmente di domande Juan, che non si stanca di risponderci, illustrandoci usi, costumi, abitudini e modo di pensare della gente del luogo. Apprendiamo così che, pur con tutte le privazioni di un paese non esattamente “ricco”, nessuno a Cuba muore di fame, tutti hanno diritto a regolari razioni di cibo, tutti hanno diritto allo studio così come ai servizi medico-sanitari.

Arrivati a Trinidad Juan ci presenta ai proprietari di una “casa particular” (i locali b&b). La casa che ci ospita è in puro stile coloniale ed è una delle più antiche del paese. Alloggiamo in una piccola cameretta esterna stile dépendance (con aria condizionata) che dà su un graziosissimo patio interno ombreggiato dove ci vengono serviti colazione, pranzo e cena.

Trinidad

 Trinidad è fantastica, un capolavoro di architettura coloniale letteralmente intatto. Passeggiamo sulle strade fiancheggiate dalle basse abitazioni tinta pastello, per poi fermarci ai tavolini sistemati ai piedi di una scalinata. E qui assaporiamo un mojito sulle note di musicisti esperti  che ti coinvolgono con brani , ritmi e melodie che raccontano la storia di un popolo.
Il mattino dopo si riparte pronti a godere ancora dello scenario dell’entroterra, così atipico e pittoresco  per noi europei.

Tipico paesaggio dell'interno

Incantati dalle piantagioni di caffè e di tabacco, che bordano territori verdi di palme rigogliose e di alberi in fiore, procediamo verso l’interno , verso Santa Clara.
Mezzi di pubblico trasporto
Sulla strada ci capita spesso di superare camion carichi di persone che si reggono in piedi sul cassone, aspettando ognuno la propria destinazione.
A Santa Clara la sosta è d’obbligo di fronte al “Monumento a la Toma del Tren Blindado”. Alla vista dei vagoni, ora trasformati in museo, l’occhio attento ripercorre le ben note vicende che sanciscono il successo clamoroso del Che comandante, quello riportato nella famosa battaglia di Santa Clara. I vagoni trasportavano  truppe e munizioni inviate da Batista, intercettate dai rivoluzionari che attaccarono il treno e lo fecero deragliare, pare, proprio staccando da terra le rotaie.   
Ancora turbati da tale immagine, e da ciò che alla mente richiama, ci dirigiamo verso la cittadina di Remedios. Tutta la zona è inequivocabilmente e sentitamente dedicata al Che, presente sulla cartellonistica stradale, in quadri e poster all’interno dei bar, se ne avverte la presenza quasi fisica.
Da Remedios imbocchiamo una lunghissima e suggestiva strada che pare poggiata sull’acqua e che, dopo ben 50 chilometri, ci deposita sull’incantevole Cayo Santa Maria.

Strada per il Cayo Santa Maria
Decidiamo di fermarci all’hotel Sol Cayo Santa Maria. Il cayo è delizioso e l’hotel paradisiaco… Un mare dalle più diverse tonalità, che variano dal verde acqua marina all’azzurro più intenso, lambisce spiagge bianche e fresche al tatto, perché di origine corallina. L’hotel ti tenta con piscine che gareggiano con la bellezza del mare, proponendoti una pausa aperitivo al bar, con sgabelli sistemati direttamente nell’acqua fresca…
Hotel Sol Cayo Santa Maria
Una vasca idromassaggio sotto una tenda a baldacchino, rialzata rispetto alle piscine, ti consente di godere della vista di un tramonto sul mare, sorseggiando un daiquiri fra le calde e inebrianti bollicine dell’idromassaggio. A questo punto l’amnesia del tran tran quotidiano, di ansie o preoccupazioni di sorta, è totale  … e altamente rigenerante…

Dopo due notti in questo Eden terreno, riprendiamo la strada per l’Avana dove sosteremo ancora una notte all’hotel Florida, prima di trasferirci per alcuni giorni a Cayo Largo. Si avvertono tutti i potenziali avventori di questo hotel che esiste una serie di camere che danno sull’interno e sono prive di finestre (se si esclude la finestrella della porta). Per questo motivo le camere sanno di muffa e sono molto umide, strette e lunghe e dagli alti soffitti richiamano alla mente piuttosto delle celle conventuali. Comunque, a seguito delle nostre lamentele, ci hanno spostati immediatamente, così che abbiamo potuto mantenere il bellissimo ricordo che avevamo dell’albergo.

Di questa seconda rapida tappa all’Avana ricordo una romantica cena in Plaza Vieja. La piazza è molto ampia e caratteristica, ovviamente immancabile il complesso che accompagna la cena a ritmo di salse cubane.
Al mattino si parte per Cayo Largo. L’aereo è … leggermente più piccolo degli aerei di linea, diciamo che gli interni fanno pensare più ad un autobus che ad un mezzo volante e i bagagli vanno tenuti sotto i piedi…. Comunque il volo è breve, la vista dal finestrino mozzafiato e, se devo dirla tutta, io mi sono divertita un sacco!
Che dire di Cayo Largo: un piccolo angolo di paradiso. Noi vi abbiamo passato quattro giorni di puro relax… certo più di quattro non ne consiglio a chi, come noi, ama muoversi ed avventurarsi in posti sempre nuovi. Ad ogni modo le spiagge sono fenomenali, qui ho capito cosa si intende per colori caraibici. Il paesaggio è surreale... sembra di trovarsi sul set  di uno di quegli spot pubblicitari, con due sedie e un ombrellone, sullo sfondo di un bianco deserto contornato da un mare di un azzurro così intenso, da sembrare il risultato di filtri polarizzatori.

Cayo Largo, Playa Paraiso
Rientrati ancora all’Avana per un’ultima notte, ne approfittiamo per acquistare souvenir. A Cuba esiste un pittoresco mercatino che vende di tutto: oggetti artigianali tipici, collane e bracciali, strumenti musicali, quadri, libri… Gli artisti mi hanno colpito molto, ho girato e rigirato ma ormai eravamo rimasti fulminati dallo stile di un pittore (e professore) che rifletteva  nelle sue opere tutta l’atmosfera di Cuba con un velo di leggera malinconia, ma con colori forti e vivaci.

L’immagine che abbiamo scelto (e che in Italia avremmo sicuramente pagato quattro volte di più) adesso alloggia nel nostro salotto, sopra il divano, a riscaldare la casa di un impagabile calore esotico…







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